Persone per bene

Lui è Roberto Mancini

2 anni fa
Lui è Roberto Mancini

Oggi vogliamo dedicare questo 1 maggio, Festa dei lavoratori, a lui, Roberto Mancini. Non l'ex calciatore, oggi allenatore, ma un suo omonimo, poco noto e decisamente meno “glamour”

Eppure Roberto oltre vent'anni fa iniziò una battaglia di cui solo negli ultimi anni siamo venuti a conoscenza. Mentre lo Stato “dormiva”, Roberto negli anni '80/'90 era agente della Criminalpol e depositò alla Procura della Repubblica di Napoli un dossier la cui premessa recitava: “Spiegare come camorristi, imprenditori ‘ecomafiosi’, usurai, banchieri, bancari e professionisti della finanza possano concorrere, da luoghi e con tempi e ruoli diversi, alla realizzazione di un progetto unico dagli effetti letali per il sistema economico nazionale e per l’ambiente”. Si trattava del primo tassello della gigantesca, futura inchiesta “Terra dei fuochi”. Le sue indagini sugli affari del clan camorristico dei Casalesi non vennero ritenute “una priorità” e il livello di attenzione riservato alla tematica del business dei rifiuti da parte delle forze di polizia e della magistratura fu praticamente nullo. Roberto però non mollò, e con una decina di uomini, suoi colleghi fedelissimi, portò avanti l'indagine, in silenzio, nell'ombra, mettendoci anima e corpo.

Solo molti anni dopo, il Pm della Dda partenopea trovò le sue carte, nel frattempo abbandonate in un insopportabile limbo burocratico, e chiese a Roberto di trascrivere le registrazioni contenuti in quella vecchia informativa. Nonostante la pericolosa esposizione, Roberto accettò e portò a processo una trentina di imputati per reati che vanno dall'associazione mafiosa al disastro ambientale. Divenne collaboratore della Commissione rifiuti della Camera e portò a termine numerose missioni e sopralluoghi in Italia e all'estero, superando minacce ed intimidazioni e soprattutto esponendosi ai rifiuti tossici e alle loro esalazioni. Fino al 2002, quando si ammalò di cancro.

Intanto la “bomba” Terra dei Fuochi esplose, con imperdonabile ritardo rispetto al lavoro di Roberto, ma esplose. Nel 2010 la beffa. Roberto sta sempre peggio e lo Stato in risposta definisce ufficialmente la sua malattia una “causa di servizio”, alla stregua di una pallottola vagante o di un incidente, escludendo “una qualsiasi responsabilità risarcitoria”. L'indennizzo fu di 5000 euro.

Roberto ha sacrificato la sua vita per la salute di tutti noi. Ha passato gli ultimi anni su un letto di ospedale, logorato dalla rabbia. Non per il suo epilogo segnato, né per l'indifferenza dello Stato, ma perché avrebbe voluto più tempo a disposizione per consegnare alla giustizia i responsabili di quella mattanza. Troppe persone erano rimaste impunite, e lui non poteva sopportarlo. Un giorno in ospedale un suo amico e collega gli disse che ormai era finita, che non avrebbe dovuto più pensarci, consigliandogli di pensare piuttosto alla sua salute.

Roberto gli rispose: “Ma che ti stai a amalgamà pure te? Non è finito proprio un caxxo!”

Roberto è morto poco dopo, il 30 aprile di tre anni fa, lasciando una moglie ed una figlia. Aveva solo 53 anni. Solo successivamente, in seguito a manifestazioni, proteste e petizioni, lo Stato gli riconobbe lo status di “vittima del dovere”.

Riposa in pace Roberto, il tuo ricordo vive in tutti gli uomini onesti, nei cuori coraggiosi, nelle Persone Perbene.

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6 commenti per "In Italia si parla di sviluppo sostenibile"
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2 anni fa

Burocrazzia del cxxxo.

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2 anni fa

Vite a confronto....

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2 anni fa

Incredibile storia ... onore al merito...

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Onori..!!!

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2 anni fa

Sei stato un grande uomo. Spero che la Giustizia esista davvero.

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2 anni fa

Onore a lei grande persona

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