Persone per bene

Lui è Domenico Noviello

11 mesi fa
Lui è Domenico Noviello

Imprenditore campano ucciso dalla Camorra per aver denunciato un tentativo di estorsione.

Domenico è un piccolo imprenditore titolare di una autoscuola in località "Baia Verde", nel Casertano.

E' il 2001 e la sua attività entra nel mirino della camorra. Inizia a subire pressioni, minacce e intimidazioni con lo scopo di ottenere quello che tutti nel territorio dovevano riconoscere al clan della zona: il pizzo.

Domenico non ci sta. Si rifiuta di cedere anche un solo soldo guadagnato con il sudore della sua fronte. Per lui rappresenterebbe una sconfitta, la più grande umiliazione. Decide così di sfidare la cosca e denunciare il tentativo di estorsione. Il suo gesto porta all'arresto di cinque affiliati all'organizzazione camorristica, tra i quali il pregiudicato Pasquale Morrone e i fratelli Alessandro e Francesco Cirillo.
Ma soprattutto il suo coraggio dà vita a una ventata di speranza. Sulle sue orme, infatti, sono tanti i piccoli imprenditori che trovano la forza di ribellarsi e di dire no al pizzo. Un grande segnale per la comunità. Un batterio da debellare per la cosca.

Per due anni a Domenico viene assegnata la scorta, fino al 2003, quando la protezione viene meno. Lui non si abbatte ma decide di difendersi da solo. Ottiene un regolare porto d'armi e acquista una pistola. Inizia a frequentare il tiro a segno, si allena in palestra. Conosce bene il codice della camorra. Sa che prima o poi la vendetta arriverà. Non sa come e quando, ma non ha intenzione di farsi vincere dalla paura. Prosegue la sua vita prestando solo più attenzione e preoccupandosi di tenere al sicuro la sua famiglia.

E' il 16 maggio del 2008. Sono passati sette lunghi anni dalla sua testimonianza. Come ogni mattina, alle ore 7:30, prende un caffè con la moglie e si muove verso il lavoro. Solitamente porta con sè anche il figlio Massimiliano, ma quella mattina quest'ultimo si concede una corsetta in spiaggia per poi raggiungerlo più tardi in autoscuola. Domenico è a bordo della sua Panda sulla strada verso la Domiziana, in direzione Castel Volturno. Imbocca il viale che porta a Baia Verde ma, all'incrocio con via Vasari, un auto di grossa cilindrata con sei uomini armati è lì ad attenderlo. A quell'ora i negozi sono chiusi e le strade deserte. Domenico rallenta in prossimità di un dosso quando due sicari lo affiancano aprendo il fuoco. Tenta di prendere la pistola ma non riesce. A quel punto cerca di fuggire, apre la portiera ma, tempo di fare qualche passo, e su di lui si scatena una pioggia di piombo. I camorristi scaricano sul suo corpo inerme circa venti proiettili. Poi il rituale: tre colpi alla nuca. Una firma, un gesto dimostrativo dei Casalesi indirizzato a tutti quegli imprenditori che “non si erano messi in regola”.

Domenico muore all'età di 64 anni. Ai suoi funerali partecipano pochissime persone. La famiglia, qualche amico, una manciata di colleghi. Ma sono le istituzioni i grandi assenti.

Un anno più tardi, nel 2009, Domenico Noviello è stato insignito dallo Stato della medaglia d’oro al valore civile come “esempio di impegno civile e rigore morale fondato sui più alti valori di libertà e di legalità”.

Nel luogo dell’agguato, a Castel Volturno, nel 2010 è nata la prima associazione antiracket del litorale, dedicata allo stesso Domenico, la F.A.I Antiracket di Castelvolturno.

Oggi, a dieci anni di distanza, vogliamo ricordarlo come un grande uomo. Un antimafioso vero, di quelli che hanno sacrificato la propria vita per combattere il sistema malavitoso. Lo ha fatto – come ricorda il figlio - per potersi guardare allo specchio e non provare vergogna, per non sentirsi umiliato.
Perché, come spesso ripeteva, “non bisogna chinare il capo a chi con le minacce vuole rubarti la libertà e toglierti la dignità”.

Oggi come ieri, grazie.

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